National Geographic - Sicilia: una terra ricca di storia, cultura e arte

Sicilia: una terra ricca di storia, cultura e arte

Di un continente, più che di un’isola, è l'immenso patrimonio della Sicilia.

La ricchezza artistica, in Sicilia, affonda le origini, con radici profonde e ben salde, nella mescolanza straordinaria e unica ...


La ricchezza artistica, in Sicilia, affonda le origini, con radici profonde e ben salde, nella mescolanza straordinaria e unica delle influenze portate dai popoli d’oltremare.

La Sicilia sembra protendere e allungare le sue coste verso le altre terre che si affacciano, tutto intorno, sul Mediterraneo. Come fossero braccia che hanno creato, nei secoli, rotte, vie e ponti invisibili verso altri continenti.

Di un continente, più che di un’isola, è il patrimonio naturalistico, immenso e molto vario. Parchi, riserve e aree protette, terrestri e marine, contribuiscono alla salvaguardia del delicato equilibrio di biodiversità spesso endemiche. Le palme vi crescono rigogliose, il calore del sole e la limpidezza del cielo e dell’aria fanno pensare all’Africa, mentre sul vulcano attivo più alto d’Europa la neve si mescola alla lava.

La storia, la cultura e la ricchezza artistica, in Sicilia, affondano le origini, con radici profonde e ben salde, nella mescolanza straordinaria e unica delle influenze portate dai popoli d’oltremare. Sono conservati, pressoché intatti, templi e santuari greci, anfiteatri, teatri e ville pavimentate di mosaici del periodo romano. Durante la lunga presenza araba, Balaam - Palermo - per bellezza e splendore era paragonata a una grande e fiorente città orientale. Il periodo normanno rappresenta la concentrazione e la coesistenza perfette delle preziose conoscenze, delle tecniche e capacità delle maestranze artigiane arabe e bizantine, mescolate alle esigenze religiose dei principi guerrieri arrivati dal nord. L’arte è senza frontiere e subisce, è inevitabile, la seduzione della grandiosità del gusto musulmano.

La potenza politica ed economica degli spagnoli pervade l’architettura di magnificenza barocca che in Sicilia ha trovato terreno fertile. La tradizione e il folclore hanno solcato i secoli senza perdere mai forza e coinvolgimento popolare. Le manifestazioni di carattere religioso testimoniano spesso un’antica origine pagana. Sono la cultura, la memoria e l’identità di una terra e di un popolo e continuano a esistere nella ciclicità del tempo.


Sono conservati, pressoché intatti, templi e santuari greci, anfiteatri, teatri e ville pavimentate di mosaici del periodo ...
Sono conservati, pressoché intatti, templi e santuari greci, anfiteatri, teatri e ville pavimentate di mosaici del periodo romano. 

La Sicilia è un giacimento genuino e goloso di gusti e sapori. La cucina regionale ha come scenario la tradizione gastronomica araba, con la prevalenza del dolce e dell’agro, quella francese dei “Monsù”, i cuochi professionisti chiamati a prestare servizio nelle famiglie aristocratiche, e quella contadina, semplice, fatta di prodotti della terra.

Un viaggio in Sicilia, in ogni stagione dell’anno, offre l’alternarsi continuo di sollecitazione raffinata e appagamento dei sensi. La produzione artistica ricchissima - sette siti dichiarati Patrimonio Unesco di tutta l’umanità - la natura così diversa, capitoli intensi e importanti di storia passata o recente, il cibo che riesce sempre a sorprendere, tutto questo rappresenta l’anima della Sicilia.

Vorrei arrivare in quest’isola dal mare, come fece J.W. Goethe. E vorrei girare a piedi per sentire addosso tutta la vita che sta dentro le voci nelle strade e nei mercati di Palermo, per lasciarmi avvolgere dal mantello prezioso del Deus Pantocrator del duomo di Monreale e di Cefalù. A Segesta ascolterei il silenzio nel tempio e tutti i suoni della natura seduta nel teatro, da dove la vista fa venire i brividi. Viaggerei verso Trapani, per guardare la linea blu all’orizzonte e intravedere le coste dell’Africa. Visiterei l’isola di Mothia e il Museo del corallo. Mangerei “pane cunzato”, che nella sua semplicità racchiude tutta la bontà delle pagnotte di semola di grano duro, dell’olio appena spremuto, dei pomodori maturati al sole e il profumo intenso dell’origano. Vorrei poi arrivare a Marsala al tramonto, per vedere il sole incendiare l’acqua delle saline e per sentir raccontare la storia del suo vino. 

Dopo essermi persa nella kasbah di Mazara del Vallo, a Selinunte andrei nel tempio di Hera, a rendere omaggio alla regina dell’Olimpo, dea del matrimonio e della famiglia. Tra mandorli in fiore e alberi di ulivo centenari, lungo le strette strade di campagna che serpeggiano verso Siracusa e la valle di Noto, respirerei l’aria profumata di rosmarino, di salvia e di aglio selvatico che crescono protetti da antichi muretti a secco, opere di una competenza tramandata e quasi scomparsa. Vorrei vedere il sole dorare la pietra gialla del barocco di Noto.


Attraverso coltivazioni di arance, mandarini e limoni in fiore, vorrei arrivare alle pendici dell’Etna in tempo per la raccolta dei pistacchi e, salendo in boschi di castagni, affacciarmi sul cratere del vulcano per sentirne la preistorica e indomabile forza. Solo dopo aver guardato il mare tutto attorno, scenderei con gli sci su una delle nevi più belle che abbia mai trovato.

DA CATERINA BORGATO
PUBBLICATO 29 DIC 2020, 12:37 CETAGGIORNATO 29 DIC 2021, 19:14 CET

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